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“Si resti arrinesci” il movimento dei giovani che vogliono restare, ora è anche un libro: fermare l’emigrazione dalla Sicilia

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I giovani di “Si resti arrinesci” pubblicano un libro con il quale vogliono far conoscere la loro battaglia. Il libro “Si resti arrinesci. Per fermare l’emigrazione dalla Sicilia”,  edito da DeriveApprodi (collana Input). E’ un’opera corale, un lavoro collettivo della redazione di Antudo.info, portale d’informazione indipendentista 2.0.

A raccontare la voglia d’invertire la rotta ed un “destino imposto” di emigrazione sono i giovani di “si resti arrinesci”. Un tempo in Sicilia si diceva il contrario, ovvero se esci-arrinesci, se esci “riesci”, se esci dalla Sicilia ce la fai, vinci e ti crei la tua vita. Un tempo erano le braccia e le gambe, adesso sono i cervelli che vanno via. Un tempo erano i padri di famiglia oggi sono i figli ed anzi, quando questi si stabilizzano sono gli anziani genitori a spostarsi. Nel frattempo quegli stessi genitori hanno speso fiumi di risorse per mantenerli al nord.

Ma ora c’è chi dice no. Sono nuove generazioni che hanno coniato uno slogan al contrario “se resti arrinesci”, se resti qui vinci. Ed in poco tempo hanno avviato una serie di iniziative concreti, forti, manifestazioni, proposte. I giovani di Antudo realizzano anche un telegiornale, e poi dibattiti, proposte di legge, iniziative all’Università, nel mondo della politica. Non si fermano mai. Da questa esperienza al contrario nasce il libro, che è un inno a cambiare le cose.

L’introduzione è di Elio Piazza ed è una sintesi della storia dell’emigrazione siciliana, dal 1861, prima dell’annessione, quando gli emigrati erano poche decine (per lo più piccoli gruppi di contadini o esiliati politici) fino alle successive ondate “costruite” su misura per gli interessi del nord o degli altri Paesi. Subito dopo l’annessione allo Stato Sabaudo in realtà più che di emigrazione si dovrebbe parlare di “deportazione”, legata alla fame, alla repressione dei moti popolari e alla necessità che ad esempio si aveva in America di sostituire gli “schiavi”. L’emigrazione dalla Sicilia dopo l’Unità d’Italia ha avuto circa 4 fasi storiche (ed anche geografiche). Nel ventennio fascista ad esempio, fu vietato emigrare in America perché serviva manodopera al Nord. E dopo la seconda guerra mondiale si assiste alla corsa verso le fabbriche. 

Nel 2018 il Nord è cresciuto sotto il profilo occupazionale di 382 mila unità lavorative. Nello stesso anno il Sud ha perso 276 mila lavoratori (che appunto sono andati al nord). L’emigrazione del duemila interessa la fascia di giovani tra i 20 e i 30 anni. Insomma dall’Unità d’Italia ad oggi il processo inarrestabile è stata la desertificazione della Sicilia. Se vanno via i giovani va via il futuro, le famiglie, le risorse. La sola Messina perde 120 persone ogni mese. Il particolare che troppi tralasciano è che però, prima dell’esodo, prima delle deportazioni, prima dell’annessione, la Sicilia non era depressa.  

Lo scopo del libro però non è guardare indietro o piangersi addosso. Lo scopo del libro è costruire la nuova Sicilia, cogliere quell’occasione che abbiamo perso con l’Unità d’Italia. Non si tratta di questione meridionale ma di ritorno al territorio, laddove il territorio è molto più di un “luogo” ma è la relazione tra la comunità e lo spazio che “vive”. In quest’ottica la vera libertà è quella di scegliere se emigrare o restare. Un capitolo di estremo interesse è quello che riguarda il perverso sistema di finanziamento delle Università, fatto appositamente per lasciare marginali quelle del Sud. La Sicilia deve restare bacino per rifornire gli atenei del resto d’Italia. I soldi vanno alle Università del Nord, ne consegue che forniscono servizi migliori e registrano più iscritti. Un circolo vizioso che depaupera i nostri Atenei e li lascia sempre ultimi nelle classifiche. 

La seconda parte del libro è dedicata a loro, ai guerrieri di se resti arrinesci che raccontano storie al contrario. C’è la studentessa dell’Accademia delle Belle arti di Catania che si è alzata in piedi per protestare contro il “silenzio” che avvolge il fenomeno dell’emigrazione. Ci siamo abituati, lo riteniamo “normale”, scontato. Helena è tra i pionieri di questa lotta, di chi resta ogni giorno per lottare e lotta ogni giorno per restare. C’è il racconto di padre Antonio Garau portavoce del movimento Valigie di cartone. Giulia la guida turistica e Giovanni lo studente universitario. Veronica studentessa in una scuola superiore nelle Madonie e che non andrà via, la dottoranda Gabriella e l’insegnante Giuliana.

Redazione Nexus Sicily

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